Critiche e saggi sulle opere

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I<3U / share it di Mira Caselius: una riflessione critica

Enrico P. De Plano

Il Bacio di Gustav Klimt: potremmo certamente indulgere in quel genere di letture critiche ufficiali, pomposamente autocompiaciute e ripetitive, continuando a recitare il ‘mantra’ dei ‘loci communes’ cristallizzati nell’ultimo secolo intorno a questa vividissima immagine straordinariamente vitale. Indubbiamente la conosciamo come quel capolavoro estetizzante e simbolista, espressione della raffinatezza mitteleuropea tradotta in arte dalla Secessione Viennese. Opera di successo come poche, universalmente nota anche per esser nata a ridosso di quella che Walter Benjamin stigmatizzò come l’era della riproducibilità tecnica dell’arte. Per la sua eleganza formale senza tempo e per la maestria compositiva ed esecutiva che la caratterizzano, per la particolare grazia soffusa delle cromie e la delicatezza del disegno, il soggetto così originalmente trattato divenne celeberrimo per i comuni mortali amanti dell’arte ad ogni latitudine, trasformandosi anche, com’è noto, in un’inequivocabile icona dell’amore romantico. Oggi perfino in senso pop, scaricata su PC, smartphones, tablets etc da adolescenti di tutto il mondo che iniziano a prelevarla in migliaia di copie dalle grandi gallerie on line, e se le inviano poi come cadeaux digitali con la velocità con cui si scambiano quegli SMS che veicolano così estesamente l’acronimo TVB, con cui oggi ci si dichiara emotivamente vicini, con un pudore solo apparente, frainteso da chi non ha dimestichezza con il lessico sintetico della comunicazione digitale, veloce anzi immediato come i flussi di bits ma non povero di sentimento.

Il presente dipinto-installazione di Mira Caselius nasce in questo 2011 così travagliato da gravissimi eventi geo, sociopolitici ed economici: un anno che avrebbe bisogno dell’intima luce diffusa emanata dal Bacio klimtiano nell’epoca della crisi finale di un’altra civiltà, la ‘Finis Austriae’, dissoluzione di un mondo. Voci autorevoli di grandi personalità della cultura e della scienza si levano oggi insieme a quelle di tanti uomini e donne esasperati per promuovere un cambiamento radicale non anarchico ma al contrario basato sulla razionalità. Anche oggi a distanza di poco più di un secolo un ciclo di civiltà, quella dei consumi è giunto al termine, e con esso la finanza speculativa di Stato, e la noncuranza per la distruzione degli ecosistemi. L’umanità del XXI secolo ha molto bisogno di Amore, per se stessa e per la Vita.

Senza presumere di poter emulare la grandezza del famoso quadro di Klimt, è sicuramente possibile omaggiarlo.  L’opera della giovane artista finlandese è tre volte atto d’amore: amore nei confronti di un celebrato capolavoro; amore romantico come maggiormente è nel tema dato, avendo rappresentato sé stessa e la persona con cui ha iniziato una nuova vita nella nostra Terra; amore per la Vita infine, che permette di guardare ai problemi con ottimismo: la luce emanante dall’interno del bozzolo di lenzuola degli amanti, vero “cuore sacro”, assume un’intensità tale da essere in grado di far fuggire le ombre più scure.

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