Exhibition: Citizens XX-XXI

20 Dec 2012 – 8 Jan 2013

Spazio Espositivo 2+1, Via Alagon, 6B, Cagliari, Italy.

Mira Caselius’ artworks are accompanied with a soundtrack by Otto Hassinen inspired by a musical selection by Enrico De Plano and texts by Enrico De Plano.

Event on Facebook: https://www.facebook.com/events/371384939618137/?ref=ts&fref=t

20 Dic 2012 – 8 Gen 2013 

Spazio Espositivo 2+1, Via Alagon, 6B, Cagliari.

Le opere di Mira Caselius sono affiancate dalla colonna sonora di Otto Hassinen ispirata dalla selezione musicale di Enrico De Plano, e dai testi di Enrico De Plano.

Evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/371384939618137/?ref=ts&fref=ts

“You are a house in the rooms of which you don’t dare to go”

– Markus Koljonen

The Citizens XX / XXI are architectural figures that represent humanity and society in the frantic development of the last about hundred years. They are at the same time buildings and people in a world saturated with material goods, of non-stop sensorial impulses and pleasures; spectacular, sophisticated, innovative. A world in which material values have not only become more popular than the human, intellectual and spiritual ones but substituted them. Alienated from themselves, from others and from the reality, these people stand lonely behind the walls and the structures that are their bodies and armours; their identities and their cages made of concrete, bricks, steel and glass. The tiny figures who look out of the few illuminated windows and from the balconies, illustrate a silent wish for a genuine encounter, an immortal desire, even if there may not be full consciousness of it.

 

“Sei una casa nelle cui camere non osi andare”

– Markus Koljonen

I Cittadini XX / XXI sono dei personaggi architettonici che rappresentano l’umanità e la società nel frenetico sviluppo del mondo urbano degli ultimi 100 anni. Essi sono contemporaneamente edifici ed esseri umani che vivono nel mondo pieno di beni materiali e pervaso dagli stimoli e piaceri sensoriali; spettacolare e raffinato, con innovazione senza limiti, ma nel quale i valori materiali, troppo enfatizzati, hanno sostituito quelli umani e spirituali. I temi principali sono l’alienazione da se stessi, dagli altri e dalla realtà; confusione, solitudine e senso di vuoto in mezzo all’apparente abbondanza. Ognuna di queste figure è figlia di una certa corrente architettonica moderna o postmoderna dall’inizio del ‘900 fino ai giorni nostri, ed assume da essa la propria forma che si concretizza in figura fisica. In alcuni sono presenti degli stili simultanei o sequenziali, o anche cronologicamente lontani, i quali possono essere visti metaforicamente come strati e segni lasciati dal tempo e dagli eventi sull’essere umano. I muri e le strutture sono i corpi e le armature di questi uomini e donne; le loro identità e le loro gabbie, fatte di calcestruzzo, mattone, acciaio e vetro, appaiono dure e geometriche, mentre i volti e le mani rese in modo naturalistico vorrebbero rivelare l’umanità dei personaggi architettonici. Le piccole figure di uomini e le donne che guardano dalle poche finestre illuminate e dai balconi illustrano un silenzioso desiderio di vera e profonda condivisione e calore umano.

 

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